Oggi, venerdĂŹ 22 maggio lâIstituto Tambosi di Trento ha incontrato la sociolinguista Vera Gheno allâinterno del progetto di Educazione civica e alla cittadinanza âScena apertaâ, proposto dal prof. Francesco Digregorio, referente di Educazione civica per la scuola.
Dopo lâintroduzione del prof. Digregorio, la parola è passata alla Vicesindaca e Assessora con delega in materia di cultura, sport e scuola Elisabetta Bozzarelli.
âSarebbe bello se tutti coltivassero il dubbio, specie chi prende decisioni. Mettersi nei panni dellâaltro, usare buone paroleâ, ha sottolineato Bozzarelli, aprendo una mattinata intensa di confronto con studenti e docenti.
Vera Gheno si è giostrata con abilitĂ e magnetismo tra le domande poste dalle classi, affrontando temi legati alla lingua, ai social, al cyberbullismo, allâidentitĂ e alla consapevolezza delle parole partendo dalla lettura del suo libro âLe ragioni del dubbioâ, letto dagli studenti.
âPer me è stato difficile capire cosa mi potesse servire di quello che stavo studiando a scuolaâ ha introdotto Gheno, agganciando il pubblico adolescente. âAbbiamo molte materie âschiferiteâ. A scuola ai miei tempi o si studiava la grammatica oppure lâantologia. Mancava un modo di studiare la lingua: perchĂŠ parliamo? A cosa servono le parole? A cosa serve aumentare le parole a disposizione, saper parlare bene? Le parole servono per incontrare le persone. Pensate a quante parole servono per fare gruppo. La parola è sempre un gancio.â
Si è parlato di parole e parolacce, di offese, epiteti, consapevolezza nellâuso del linguaggio, del peso dei giudizi e della dimensione sociale del corpo femminile.
âNessuno riesce a spiegare cosa fa star bene o male. Per le ragazze è meno disdicevole mostrare sofferenza, è una questione di educazione di genere. Non è considerato socialmente bello che un ragazzo dica: io non mi piaccio, ho paura.â
Ampio spazio anche al tema dei social e della comunicazione digitale.
âNoi adulti non abbiamo fatto educazione digitale. I ragazzi sĂŹ. I social ci danno lâillusione di essere estensioni del nostro diario, delle nostre vite. Fare cose disdicevoli sui social è come fare azioni disdicevoli in piazza. Bisogna pensare allâesposizione pubblica. Usiamo i social come delle chiacchierate con lâamica.â
Durante lâincontro Gheno ha invitato i ragazzi a coltivare curiositĂ verso il linguaggio e verso gli altri.
âViviamo in un mondo dove le parole sono ovunque. Sui social, nelle serie, nei ristoranti. Imparare parole è un atteggiamento di curiositĂ . Le parole non stanno solo nei libri.â E ancora: âImpariamo a usare meglio i silenzi.â
Un passaggio importante è stato dedicato anche al rapporto tra adulti e nuove generazioni: âGli adulti, generazione dopo generazione, pensano che i ragazzi siano meno attivi, meno capaci. Ma chi vi conosce sa che valore hanno le vostre idee. I giovani non hanno lo spazio giusto per essere ascoltati.â
A chiudere lâincontro, una riflessione sul peso e sulla responsabilitĂ del linguaggio:
âCredo nella lingua che rende visibili le cose. Quando nominiamo qualcosa, è qualcosa che ha visibilitĂ , è reale.â
âLe parole hanno effetto sul destinatario ma anche sul mittente. Le parole che usiamo sono il nostro biglietto da visita nel mondo. Se scrivo un certo messaggio anonimo non mostro coraggio. Questo cosa racconta di me?â
Lâincontro si è concluso tra applausi, domande e riflessioni, lasciando agli studenti lâidea che le parole non siano soltanto strumenti per comunicare, ma modi per costruire relazioni, comprendere gli altri e abitare con maggiore consapevolezza il mondo di oggi.









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