Presentazione
Durata
dal 1 Settembre 2024 al 31 Maggio 2025
Descrizione del progetto
Quella di Antonio Tambosi è la figura di un imprenditore e di un politico, ma non solo: è la storia di un “visionario” che ha lavorato per la sua terra, per l’industria, il turismo e l’istruzione.
Quello che segue è un estratto riassuntivo del lavoro di ricerca della storica Maria Pia Bigaran che trovate pubblicato in versione integrale nell’Annuario della scuola che verrà pubblicato a maggio 2025 (a breve inseriremo il link diretto per la lettura e consultazione).
“Durante tutta la sua attività pubblica l’attenzione di Tambosi è soprattutto e costantemente rivolta alla diffusione dell’istruzione come mezzo e risorsa indispensabile per promuovere lo sviluppo. (…) La formazione professionale e tecnica doveva affiancarsi a quella umanistica, come già avveniva in altre parti dell’impero, per riuscire a qualificare, praticamente e teoricamente, un personale competente e capace nei vari mestieri: “anche nei commerci e nelle industri si richiedono attitudini naturali e studi non minori che in altre professioni, e sarebbe vano l’attendersi lo sviluppo di una grande industria, o di vaste imprese commerciali, tra noi quando non avessero a dedicarvisi le migliori intelligenze con una conveniente preparazione, speciale alla meta cui l’individuo aspira”.”
Antonio Tambosi, figura di spicco del Trentino tra Otto e Novecento, è ricordato per il suo impegno come podestà, imprenditore e deputato. Con una visione chiara di modernizzazione e difesa della nazionalità italiana, ha rappresentato l’élite che ha guidato la città verso l’autonomia e lo sviluppo. La sua figura incarna il protagonismo municipale, quando le amministrazioni locali diventano centrali nel progresso economico e sociale. La sua storia, segnata dall’arresto per irredentismo e dalla nomina a Senatore, riflette un periodo cruciale per il Trentino e l’Italia.
La formazione
Antonio Tambosi cresce in una famiglia di imprenditori di successo, con il setificio di famiglia che diventa uno dei più importanti d’Europa. Trascorre la sua infanzia a villa Tambosi (sì, quella a Villazzano, oggi sede del Centro di fisica nucleare teorica ECT della Fondazione Bruno Kessler) dove sviluppa una sensibilità particolare e una formazione impeccabile, che lo segneranno per tutta la vita. A soli 13 anni, già si interessa alla sua città, Trento, e ai cambiamenti del paesaggio urbano. Diventato giovane imprenditore, affronta con successo la crisi del mercato della seta, innovando e portando l’azienda a espandersi, creando migliaia di posti di lavoro, in prevalenza donne. Va sottolineato che Antonio dedica accurati studi ai problemi dell’industria serica, di grande importanza nell’ambito dell’economia locale e dell’occupazione, cruciale in particolare “per le classi operaie specialmente femminili, cui si danno tante poche occasioni di utilizzare l’ opera loro, per quanto sia vivo in esse l’amore al lavoro e al risparmio”.
L’associazionismo, la SAT, la scuola e il turismo di massa.
Nel corso dell’Ottocento, l’associazionismo trentino cresce come forma di partecipazione e autogoverno, coinvolgendo un’élite sociale che guida la città. Antonio Tambosi, parte di numerosi circoli e società locali, si distingue per il suo impegno nella Società Alpinisti Tridentini dal 1883, dove promuove lo sviluppo delle piccole industrie montane e l’educazione popolare. Nei suoi articoli (scrive diversi contribuiti per l’Annuario della società e collabora alla redazione della Guida del Trentino), esplora le condizioni di vita e di lavoro delle popolazioni alpine, focalizzandosi sull’importanza di innovazioni e scuole per l’evoluzione del territorio.
Bisogna, afferma, che le scuole “entrino nelle abitudini della popolazione, che siano largamente frequentate. Che il paese tutto comprenda il vantaggio che ne può essere tratto”. Ricorda l’importanza di tenere in conto l’evoluzione dei consumi e delle mode e sostiene l’utilità dei “maestri ambulanti” che insegnano e diffondono nelle montagne “modelli e strumenti nuovi”: “le industrie già esistenti non si sviluppano e fioriscono per mancanza di notizie esatte sulla fabbricazione di oggetti, che si introducono nuovi nel consumo o di strumenti che giovano a facilitarne la produzione/…/specialmente nell’intaglio e nell’ebanisteria”.
Con acutezza, descrive anche le sfide e le opportunità del nascente turismo, sottolineando la necessità di migliorare le infrastrutture e i servizi per accogliere i visitatori.
Spiega l’importanza di costruire strade comode per collegare luoghi già noti ad altri tagliati fuori dal flusso potenziale dei visitatori, con notazioni divertenti sui disagi arrecati agli ospiti da alberghi con letti troppo alti e materassi duri, da locande buie e poco salubri, da bagni poco puliti e così via, fino a spingersi a consigli sui cibi, che se non potevano arrivare a essere quelli della cucina internazionale proposta dai grandi alberghi, dovevano risultare semplici e freschi, con un occhio di riguardo ai gusti tipici, che variavano secondo la nazionalità di appartenenza degli avventori. Sono notazioni apparentemente minori, che rivelano tuttavia una conoscenza molto precisa del territorio e delle sue risorse, delle valli, delle cime, dei piccoli paesi, delle malghe, dei sentieri, insieme alla consapevolezza di essere di fronte alla nascita di un fenomeno epocale come il turismo di massa, che per essere favorito necessitava di innovazioni e di cambiamenti nei servizi, nelle infrastrutture e nella mentalità degli imprenditori locali.
L’avventura da podestà e in politica.
Nel 1894, Antonio Tambosi entra nel consiglio comunale di Trento e, l’anno successivo, diventa podestà (dopo Paolo Oss Mazzurana), accettando l’incarico nonostante la sua inesperienza. Determinato a proseguire il lavoro del predecessore, promuovendo la modernizzazione della città con progetti come la costruzione di tramvie elettriche e il miglioramento delle infrastrutture. Durante il suo mandato, inaugura l’11 ottobre 1896 il Monumento a Dante, simbolo di italianità, e combatte contro le difficoltà politiche, difendendo la nazionalità ei diritti locali. Con una gestione oculata delle finanze, realizza importanti opere pubbliche che segneranno il volto della città: ricordiamo infine alcune delle realizzazioni portate a termine durante il suo mandato: il prolungamento di via del Travai, la realizzazione di un bacino di riserva a Ponte Alto e l’ampliamento della Centrale elettrica di Ponte Cornicchio, la costruzione del giardino a Piedicastello, dell’attuale via Buonarroti, di nuove caserme, di un nuovo acquedotto, dell’ Asilo di S. Martino, delle case operaie in via Pietrastretta e, durante il successivo mandato (1911-1913, l’adattamento della casa delle Orfane a scuola professionale.
Eletto deputato al Parlamento di Vienna nel 1901, Tambosi affronta un contesto politico instabile, in cui si susseguono governi impegnati a gestire le tensioni nazionali e linguistiche dell’impero asburgico. La sua azione politica si concentra sulla difesa dell’autonomia trentina e sull’ottenimento di finanziamenti per le opere pubbliche, tra cui il completamento della ferrovia Trento-Malè. Nel 1911, torna alla guida del comune di Trento, collabora con Alcide De Gasperi per realizzare una riforma elettorale che amplia la partecipazione politica e introduce la rappresentanza proporzionale. Tuttavia, il governo centrale rifiuta il progetto della tramvia di Fiemme e nel 1913 rassegna le dimissioni da podestà, pur restando attivo nella vita pubblica.Fino agli ultimi anni della sua carriera, Tambosi continua a sostenere l’istruzione come leva per lo sviluppo economico e sociale, promuovendo scuole professionali e istituendo borse di studio per giovani meritevoli.
La guerra.
Nel maggio del 1915, quando l’Italia entra in guerra, Antonio Tambosi prende una decisione rischiosa: tornare nel Trentino, pur consapevole del pericolo di arresto. Mentre molti scelgono l’esilio, lui rimane. Arrestato e processato con l’accusa di alto tradimento per la sua attività irredentista, affronta l’accusa con dignità, rivendicando con fierezza il proprio impegno per l’italianità del Trentino. Internato a Graz, incontra di sfuggita l’amico Vittorio Zippel, con cui condivide la dura prigionia. Liberato nel 1917, rientra a Trento solo dopo la fine del conflitto, riprendendo subito il suo lavoro nella Giunta comunale e occupandosi della ricostruzione. Nel 1919 partecipa alla Conferenza di pace di Parigi, difendendo gli interessi della sua terra in un’Italia che spesso lo ignora. Nominato senatore nel 1920, muore l’anno successivo, lasciando un’eredità di impegno e lungimiranza, simbolo di una classe dirigente che, con equilibrio e fermezza, ha saputo affrontare le grandi trasformazioni del suo tempo.
Un’eredità che vive nella scuola della città che amava e che porta oggi il suo Nome.