Presentazione
Durata
dal 1 Settembre 2024 al 31 Maggio 2025
Descrizione del progetto
Il 1929 è segnato da due eventi: uno formale (la nascita della Scuola secondaria di avviamento al lavoro) e uno istituzionale (la commemorazione degli studenti e docenti combattenti nella Grande guerra).
15 targhe di marmo vengono benedette dal Cappellano e altrettante aule della scuola vengono intitolate ai caduti.
Parte 1: Commemorazione dei Caduti e Discorsi Patriottici
PODCAST “Dialogo tra generazioni: Le aule della memoria” a cura della classe 3CM anno scolastico 2024-25″
Il giorno 4 novembre 1929 si tiene nella sala delle adunanze la festa commemorativa della Vittoria (della Grande guerra) unitamente alla celebrazione dei caduti durante una cerimonia che onora coloro che hanno sacrificato la propria vita per la patria. Nella sala sono allineate per la benedizione del Cappellano militare 15 targhe di marmo lucido veronese drappeggiate con i colori di Italia e Trento e su ognuna spicca il nome di un Valoroso a cui sarà dedicata un’aula scolastica.
Partecipano centinaia di alunni nella divisa delle organizzazioni fasciste maschili e femminili, i familiari dei Caduti e una Centuria di Avanguardisti all’ingresso che accoglie le Autorità civili e militari, tra cui il Prefetto della Provincia Francesco Piomarta; infine c’è il Preside del Regio Istituto Tecnico, Prof. D. Podestà in rappresentanza del Provveditore agli studi.
Il discorso commemorativo, pronunciato dal Prof. Vincenzo Fontana, titolare di italiano nell’Istituto, esprime una forte retorica patriottica, celebrando i giovani che, partiti da studenti, sono diventati eroi sul campo di battaglia. La cerimonia di commemorazione, con la quale le aule della scuola vengono intitolate ai Caduti, diventa un momento di forte simbolismo, in cui le nuove generazioni sono invitate a ricordare e onorare il sacrificio di chi ha dato la vita per la nazione. “Rinacque allora, meraviglioso fiore di giovinezza, lo spirito eroico di questa nostra classe studentesca, tanto facilmente irrisa per le sue ingenue esuberanze giovanili, troppo facilmente censurata e misconosciuta, ma che all’ora grave della Patria, come nel ’48, come nel ’49, come nel ’59, come nel ’60, e nel ’66 e nel ’15 ed oggi e domani e sempre non ha mai esitato e non esiterà mai a interrompere la sua gioconda tradizione di scapestrerie sbarazzine per dimostrare, sorridendo, alla Patria e alla morte come, con una lunga penna d’aquila infilata nei nostri berrettucci goliardici, ci sia facile foggiarci un cappello d’alpino!”
Fontana paragona la gioventù di allora a soldati eroici, sottolineando che la vittoria della guerra non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un cammino verso una grandezza nazionale. La memoria dei caduti diventa una guida per le future generazioni, che sono chiamate a raccogliere l’eredità dei loro sacrifici e a difendere la patria con lo stesso spirito eroico. “O giovani sottotenenti diciottenni, lanciati all’assalto su per le petraie del carso, o veterani imberbi che teneste duro nel fango delle trincee del Piave, eravate voi quegli stessi che qualche mese prima vi disperavate per un 4 in matematica od un 5 in computistica? Eravate voi, o piccoli grandi condottieri di uomini, quegli stessi adolescenti a cui il papà non voleva affidare le chiavi di casa dopo le 10 di sera? Eravate voi quegli stessi scolaretti arruffati che, tornando piagati da un glorioso martirio, faceste curvare dinanzi a voi, reverenti e commosse, le teste grigie dei vostri professori?”
In questo contesto, la gioventù è vista come il fulcro della rinascita e della risurrezione nazionale: il sacrificio dei giovani soldati ha permesso la nascita di una “nuova Italia”. Inoltre, la scuola stessa viene intesa come un mezzo per trasmettere valori patriottici, preparare i giovani al dovere verso lo Stato e formare una nuova classe dirigente che sarà pronta a difendere e espandere il paese.
Infine, la celebrazione si chiude con un monito: la vittoria non è finita, ma è solo l’inizio di una grande ascesa. La scuola, attraverso la sua funzione educativa e formativa, diventa parte integrante del progetto fascista di rinascita nazionale, con l’obiettivo di forgiare cittadini leali e pronti al sacrificio per la grandezza dell’Italia. “Questa è la consegna che vi tramandano i morti e parola d’ordine delle vostre battaglie future sia il loro nome. Questi nomi aureolati di gloria coi quali ribattezziamo oggi le aule della scuola che li educò e li ospitò vivi, siano per voi un monito e un esempio.”
Parte 2: La Riforma Scolastica e la Scuola secondaria di avviamento al lavoro, 1928-29
Il Regio Istituto Commerciale di Trento è un corso di 5 anni (classe preparatoria, classe dalla prima alla quarta) di studi e di esercitazioni commerciali che termina in un esame di stato che dà l’abilitazione e rilascia il DIPLOMA DI PERITO E RAGIONIERE COMMERCIALE. Vi si accede senza esame con licenza di Scuola complementare o del Corso triennale preparatorio o con la promozione dalla terza media. All’Istituto è annessa una Regia Scuola Commerciale biennale, ciclo breve di studi applicati al commercio che, dopo esame, rilascia il diploma di COMPUTISTA COMMERCIALE. Il corso triennale preparatorio, sempre annesso all’Istituto, è in via di soppressione con la riforma del 7 gennaio 1929.
La prima parte del discorso si concentra sull’importanza della riforma scolastica dell’epoca, che istituisce le Scuole secondarie di avviamento al lavoro: un tema che mette in evidenza il ruolo cruciale dell’istruzione nel contesto post-bellico. Il testo inizia con una riflessione sulla riforma che riguarda il sistema tecnico-professionale, volto a migliorare l’accesso all’istruzione pratica e preparare i giovani a occupare posti di lavoro nelle professioni agricole, industriali e commerciali.
Il cambiamento proposto prevedeva che gli studenti delle Scuole secondarie di avviamento al lavoro potessero proseguire gli studi in istituti tecnici, ottenendo, in 3 anni, un diploma professionale di secondo grado, equivalente a quello rilasciato dagli istituti tecnici superiori. Questo passaggio avrebbe permesso agli studenti di continuare gli studi, seppur con requisiti specifici. La riforma rappresenta un passo fondamentale per la valorizzazione delle competenze pratiche e per la formazione di una nuova classe dirigente capace di affrontare le sfide del paese in fase di ricostruzione.
In questo contesto, la scuola assume un ruolo centrale nel processo di modernizzazione e di unificazione nazionale, preparando i giovani ad affrontare le necessità del mercato del lavoro e le esigenze di un’Italia in fase di riscatto.
PODCAST Lezioni di Storia. “Le Radici della Formazione Tecnico-Professionale in Italia” a cura della classe 3CM, anno scolastico 2024-25“