6. 1894: le norme disciplinari

Anno scolastico 2024/2025

a cura della classe 4RB con la prof.ssa Monica Correale

Presentazione

Durata

dal 1 Settembre 2024 al 31 Maggio 2025

Descrizione del progetto

WE DON’T NEED NO EDUCATION… O FORSE Sì (I NOSTRI PRIMI 150 ANNI DI NORME DISCIPLINARI)

AVVISO AI LETTORI: se pensate che la vostra scuola con le sue norme disciplinari sia troppo severa e limiti le vostre libertà, NON LEGGETE OLTRE! Questo articolo non fa per voi: 150 anni di regolamenti metterebbero a dura prova la vostra sensibilità.

Noi di 4RB, invece, ci siamo fatti coraggio, abbiamo tirato un bel respiro e ci siamo buttati con sprezzo del pericolo alla ricerca delle regole più severe, strane, improbabili e disattese degli ultimi centocinquant’anni tambosiani. Cosa abbiamo trovato?

Partiamo dalle norme disciplinari dell’Istituto Regio Scuola media di Commercio in Trento (cioè noi) anno scolastico 1893-94: è proibito aprire le finestre, non è permesso fermarsi nell’edificio dopo le lezioni, non si possono frequentare persone considerate dalla Scuola poco raccomandabili, è severamente proibito intervenire a balli e divertimenti in locali pubblici senza speciale permesso della Direzione, da ottobre ad aprile non è permesso uscire senza adeguato accompagnamento oltre le nove e d’estate oltre le dieci…

Lo sappiamo! State pensando: ma come faceva a sapere la Scuola chi era in giro e dove? La risposta è: i professori! Sono loro che la sera si aggirano per le strade a caccia di studenti disobbedienti e per questi un bel castigo, magari una reclusione formale di 16 ore da suddividersi nei giorni di vacanza. E se pensate che “per fortuna c’è la domenica!”, errore! Nelle domeniche e festività tutti gli alunni sono tenuti ad assistere ai divini uffici ossia alla Messa celebrata a scuola. E neanche dirlo: qualche assenza in più, magari anche alla Messa, e l’espulsione definitiva dalla Scuola è assicurata.

Gli anni Trenta

Dopo questo bagno di libertà ci siamo spostati agli anni Trenta del Novecento, gli anni del Fascismo, con una circolare del Ministro dell’educazione Bottai nella quale si ricorda come nella Scuola fascista i giovani “nati nel nuovo clima del Littorio, sono chiamati a comprendere le ragioni della loro stessa vita di uomini e di cittadini” e devono adeguarsi come gli insegnanti ad “uno stile severo e virile”. Che significa? Abbigliamento impeccabile con divisa e distintivo fascista, la giornata inizia con il saluto romano e una bella canzone tipo Giovinezza, durante le lezioni assoluto silenzio ed ascolto ed essere esempi di correttezza anche fuori dalla scuola; le punizioni sono severissime: dall’ammonizione pubblica alla sospensione con segnalazione al partito fascista, perché il Duce insegna che senza disciplina non c’è progresso e la Scuola forma Italiani esemplari che servono la Patria senza discutere!

Il Sessantotto

Arrivati a questo punto, dopo cotanta disciplina e regole ferree, finalmente uno spiraglio: i ragazzi del ‘68!… più o meno i nostri nonni, per capirci. Erano talmente stufi di tutte queste regole, divieti, ingiunzioni che hanno buttato tutto all’aria! Di questo periodo abbiamo visionato il regolamento interno delle scuole ITI (probabilmente molto simile a quello della nostra Scuola) e la protesta scritta pubblicata dagli studenti sul quotidiano L’Adige nel febbraio del 1968 con successiva risposta del Preside dell’Istituto.

Le norme del regolamento sono molto rigide su diversi aspetti: è proibito uscire durante le ore di lezione, l’uso dei bagni è consentito solo durante gli intervalli, durante le lezioni bisogna stare in assoluto silenzio. I ragazzi non ci stanno e scrivono una lettera di protesta sul quotidiano L’Adige, dove prendono anche un po’ in giro il Preside scrivendo che “ogni articolo del regolamento sviscera umorismo” e lo mettono in discussione punto per punto con accurate motivazioni e affermando che un simile regolamento “crea ancor più un baratro tra noi e l’insegnante”. Il Preside risponde sempre sullo stesso quotidiano, ma è evidente un certo imbarazzo nel tentativo di mettere in miglior luce le nuove regole che aveva imposto e sin da subito chiede di poter parlare in privato con gli studenti che hanno scritto la lettera di protesta perché “sicuro che dopo una breve conversazione, modificherebbero le proprie convinzioni”.

Chissà se quei ragazzi hanno parlato con il Preside e se le regole poi sono state cambiate, su questo non abbiamo altre fonti, ma una cosa è certa: questi ragazzi del ’68 non avevano paura di infrangere le regole perché si ribellavano per un mondo migliore e diverso, dove la disciplina e le regole non devono annientare lo spirito, ma insegnare a pensare, a ragionare e a lottare per ciò che è giusto.

E per cambiare il mondo, ma anche per capirlo e conoscerlo, non si può che partire dalla Scuola… o no?