Gemellaggio con Lugo a Bologna: un’uscita particolare

di Thomas Capone e Claudio Andreaus della classe 4TB

Quella di cui vi parlerò oggi è la storia di un viaggio. Non un viaggio in una terra esotica e lontana, ma una esperienza abbastanza circoscritta all’interno di una città: Bologna.
L’esperienza ha avuto inizio nel “lontano” marzo 2024, quando ho incontrato una mia collega che lavora a Lugo: una cittadina romagnola che si trova tra Bologna e Ravenna.
Lei si chiama Martina Vullo ed è stata una mia compagna di università. La nostra amicizia ha retto il passare del tempo e casualmente ci siamo ritrovati a insegnare entrambi in una Quarta d un Istituto tecnico economico. Proprio a causa di questo fortuito incontro abbiamo deciso di fare un breve gemellaggio con le nostre classi. I ragazzi si sarebbero conosciuti scrivendosi delle lettere e poi ci saremmo dovuti incontrare tutti quanti a Bologna per fare una gita assieme.

Nonostante avessimo poco tempo a disposizione per organizzare tutto, ci siamo ingegnati per trovare delle attività da far fare alle classi. La data che insieme abbiamo identificato per la nostra gita è stata quella del 16 maggio. La professoressa Plancher si è offerta di
accompagnare la classe assieme a me. Oltre a lei è venuta anche l’assistente educatrice Elena Barbacovi.
Per i mesi successivi abbiamo organizzato una serie di lezioni di preparazione all’incontro facendo scrivere le lettere ai ragazzi e leggendo le risposte in classe. Oltre a questo, abbiamo fatto un collegamento online dove c’è stato modo di far conoscere i ragazzi.
Ora dovrei raccontarvi la gita, ma preferisco farvi sentire la voce di Claudio Andreaus della 4TB che si è offerto di donare la testimonianza della sua esperienza:

“Grazie all’iniziativa del prof. Capone, con la nostra classe 4TB abbiamo avuto l’opportunità di visitare Bologna.
Siamo partiti molto presto; abbiamo infatti preso il treno da Trento alle 5.30 di mattina. Si è ovviamente trattato un risveglio traumatico per tutta la classe, ma con le chiacchiere e la compagnia in treno abbiamo subito scordato la fatica. La Professoressa Plancher si è messa a correggere le nostre verifiche durante il viaggio attirando l’attenzione di tutta la classe. Arrivati a Bologna ci siamo incamminati verso piazza Maggiore per poi fare colazione in un piccolo bar poco distante. Abbiamo stazionato lì per un’ora aspettando l’arrivo dell’altra classe di Lugo. L’obiettivo della gita era visitare la città in compagnia di un’altra classe di ragazzi della nostra età. Quando i nostri coetanei sono arrivati al bar ci siamo iniziati a conoscere.
Alcuni hanno intrattenuto conversazioni, altri invece sono rimasti più con la loro classe ma per tutta la giornata c’è sempre stato un clima sereno e di simpatia, tanto che una ragazza di Lugo ha deciso di regalarci una calamita ricordo da appendere in classe.
La visita della città è iniziata con la scoperta dei sette segreti di Bologna, quelli che ricordo meglio sono: la finestrella sul canale, la simpatica prospettiva della statua di Nettuno, e il telefono senza fili a Palazzo Podestà. Per prenderci una pausa dalla camminata ci siamo
fermati in piazza per fare in cerchio un gioco di conoscenza: gli studenti dovevano dire delle verità e delle falsità su di sé e l’altra classe doveva indovinare le falsità; questo gioco nonostante le varie timidezze ci ha intrattenuto per un po’.
Per pranzo le due classi si sono divise rincontrandosi poi presso la Biblioteca di Sala Borsa. Verso la fine della pausa pranzo la stanchezza e l’abbiocco hanno iniziato a farsi sentire e il cielo a oscurarsi, ma abbiamo tenuto duro e siamo andati avanti. I professori ci hanno portato alla basilica di Santo Stefano e prima di farci entrare a visitarla ci hanno fatto fare un altro gioco di presentazioni: si trattava di una serie di interviste doppie. Una persona per classe rispondeva a delle domande botta-risposta che riguardavano sé stesso e i propri compagni.
L’ultima visita e secondo me anche quella più interessante è stata quella presso la Biblioteca dell’Archiginnasio dove a parer mio si comprende a pieno quanto sia ricca di storia e cultura questa città.
Ogni tanto i prof ci raccontavano anche alcuni aneddoti molto interessanti sulla città. Come, per esempio, la ragione per cui vengono creati i portici (essendo una città universitaria piena di gente, i portici servivano e servono appunto come spazi di studio o di lavoro, o per passare le pause tra una lezione e l’altra) o come sono nati i “goliardi” (ovvero figli di ricchi che potevano permettersi l’università, venuti a Bologna per studiare inizialmente ma che finirono a sostituire lo studio con feste e divertimento vario).
Dopo questa visita ci siamo salutati con i nostri amici di Lugo e, stanchi morti, siamo saliti sul treno per Trento salutando Bologna.”

 

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